Si sente molto parlare di Evidence Based Physiotherapy. Spesso anche sui social si trovano postati abstract di articoli o blog che ne fanno riassunti. Ma che cosa vuole dire fare Evidence Based Physiotherapy? Cerco di spiegarlo in questo articolo.
Per Evidence Based Physiotherapy si intende la Fisioterapia basata sulle prove di efficacia. Si basa quindi su tecniche valutative e di trattamento che sono state sperimentate e validate a livello scientifico.
Questa validazione avviene attraverso studi scientifici e calcoli statistici che hanno lo scopo di verificare se l’eventuale efficacia di un trattamento sia dovuta al caso o all’effetto del trattamento stesso. Per i metodi di valutazione vengono invece solitamente confrontati con dei gold standard per verificare se hanno dei risultati assimilabili.
Personalmente sono stato abituato a consultare la letteratura scientifica fin dall’università. Attualmente faccio parte del GSTM, un gruppo di studio di Milano che fa dell’interpretazione e dello studio della letteratura scientifica uno dei suoi cardini. Insegno, insieme alla collega Silvia Menozzi, all’interno della scuola di specializzazione in fisoterapista Ortokinetico come ricercare, valutare ed applicare i dati derivanti dalla letteratura scientifica.
Da dove viene l’Evidence Based Physiotherapy?
L’EBP deriva dall’Evidence Based Medicine, ovvero la medicina basata sulle prove di efficacia. Nasce come termine in un articolo pubblicato su Jama nel 1992; come pratica viene attuata però dalla metà del diciannovesimo secolo.
L’ Evidence Based Physiotherapy ne è quindi la deriva con la sua applicazione nella fisioterapia.
In che cosa consiste l’Evidence Based Physiotherapy?
Partiamo dalla sulla traduzione. Spesso infatti si parla di fisioterapia basata sulle evidenze. Ma evidenze in italiano indica ciò che è giustificato di per sé, che non ha bisogno di prove.
L’EBP invece è esattamente il contrario. Evidence va tradotto quindi con prova. Parleremo infatti di fisioterapia basato sulle prove di efficacia. Quindi qualcosa che risulta efficace in seguito alla sperimentazione.
Sacket, uno dei padri dell’EBM, la descrive come l’integrazione delle migliori prove di efficacia, con l’expertise del fisioterapista, le aspettative/valori del paziente e le circostanze in cui prendere le decisioni cliniche.
Analizziamo questa definizione.
Credo sia ormai doveroso conoscere le migliori prove di efficacia da parte di un fisioterapista. Ovviamente sarebbe poco realistico pensare che un fisioterapista da solo possa conoscerle tutte e in qualsiasi ambito della fisioterapia. E’ importante quindi formarsi sugli ambiti in cui maggiormente operiamo.
Per fare ciò abbiamo vari strumenti e modalità. Ve ne mostro alcuni, che tutti conoscerete.
Pubmed è uno dei principali motori di ricerca in ambito di letteratura biomedica.

PEDro è un database molto interessante specifico per la fisioterapia che indicizza ed effettua una valutazione qualitativa di RCT, linee guida e revisioni sistematiche.

Con Expertise (competenza) del fisioterapista si intende la capacità di utilizzare la propria esperienza, la propria capacità e le proprie attitudini per riuscire ad identificare il problema del paziente ed impostare il trattamento più efficace. Ha a che fare quindi con l’esperienza e l’abilità del fisioterapista.
Il trattamento deve essere poi effettuato tenendo presente le aspettative, le preoccupazioni e gli obiettivi del paziente. Non dobbiamo dimenticare che le persone che trattiamo devono essere considerate all’interno di un sistema Bio-Psico-Sociale.
Infine spesso prendiamo decisioni in circostanze cliniche che sono differenti rispetto a quelle di un set nel quale viene effettuata una sperimentazione. Dobbiamo essere in grado di capire se è possibile riportare i dati riscontrati dalla ricerca nella nostra pratica clinica.
Sempre il dottor Sacket afferma che l’EBM non può essere presa come un libro di ricette. Non possiamo prendere meccanicamente ciò che leggiamo in letteratura e riproporlo nei nostri studi senza averlo elaborato, tarato sul paziente e nel contesto in cui ci troviamo.
Sacket afferma che un buon medico, e io aggiungo un buon fisioterapista, usa sia le competenze cliniche (expertise) che le migliori prove di efficacia del momento e non soltanto una delle due cose.
Quali sono gli step dell’ Evidence Based Physiotherapy?
Sacket ha evidenziato 5 step dell’EBM che possono essere traslati alla fisioterapia. 
- convertire il bisogno di informazioni (su prevenzione, diagnosi, trattamento..) in un quesito clinico rilevante a cui cercare risposta
- trovare le principali prove di efficacia che rispondano a quel quesito clinico
- valutare criticamente le prove di efficacia trovate (la validità, la misura dell’efficacia, l’applicabilità nella nostra pratica clinica
- integrare la valutazione critica con la biologia unica del nostro paziente, i valori e le circostanze in cui ci troviamo
- valutare efficacia ed efficienza degli step da 1 a 4 e trovare il modo di migliorarli la volta successiva
Questo il procedimento andrebbe fatto ogni volta abbiamo un quesito che scaturisce dalla nostra pratica clinica.
Inoltre, è importante quando leggiamo un articolo, saperlo valutare criticamente per capire la validità del lavoro e quanto possiamo poi applicarlo nella pratica clinica.
Purtroppo, infatti, anche se dovrebbero diminuire, ci sono studi metodologicamente poco validi e di conseguenza anche i risultati sono da prendere con attenzione.
Conclusioni – quindi faccio solo ciò che è provato scientificamente?
A mio parere la risposta è no. Mi spiego meglio.
Probabilmente è ciò a cui dobbiamo tendere, ovvero a far si che ogni tecnica che utilizziamo, ogni tipo di trattamento sia prima sperimentato e poi utilizzato.
Ma attualmente non può essere così per vari motivi.
Esiste quella che viene definita area grigia della letteratura scientifica.
Abbiamo una serie di tecniche o metodiche che sono state studiate e sono risultate utili. Quindi da usare. Altre che vengono studiate e risultano inutili o addirittura dannose, e vanno quindi eliminate dalla nostra pratica clinica.
E poi una grossa fetta di problematiche o di tecniche (appunto area grigia) che non sono ancora state studiate o che non hanno ancora dati certi in letteratura.
In questo caso l’opinione dell’esperto è fondamentale per decidere se utilizzare o meno quella tecnica per quel problema.
Ad esempio, una revisione sistematica del 2008 analizza gli studi fatti sull’efficacia della neurodinamica. I risultati mostrano una evidenza limitata che supporti l’utilizzo di questa metodica.
Non per questo a mio avviso dobbiamo rinunciare ad utilizzarla. Trovo, tra l’altro, che sia una metodica molto utile in certe circostanze.
Dobbiamo utilizzare la nostra expertise per valutare quei casi dove è utile e rivalutare dopo il trattamento per capire se è stato efficace o meno.
Alcune tecniche utilizzate non sono ancora state ampiamente o per nulla sperimentate. Ma prima di sperimentare una tecnica nuova va provata. Se facessimo solo ciò che è stato sperimentato difficilmente ci sarebbe un evoluzione delle nostre tecniche.
In conclusione, l’approccio alla fisioterapia basato sulle prove di efficacia credo sia doveroso.
Dobbiamo però maturare delle capacità specifiche di valutazione critica dei lavori scientifici e di trasferimento di ciò che leggiamo nella pratica clinica. Solo questo è un approccio Evidence Based.
Non dobbiamo però prescindere dalla nostra esperienza, che, in mancanza di prove deve fare la differenza.








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