Faccio il fisioterapista da più di dieci anni. In questo tempo mi sono occupato di vari ambiti della fisioterapia. Quello in cui mi sono appassionato e per cui mi sono specializzato è la cura e la riabilitazione dello sportivo e la gestione del dolore.
Tutti nella vita abbiamo provato almeno per una volta dolore, ma forse in pochi conoscono ciò che sta dietro a questa sensazione.
Il dolore secondo la definizione della IASP (International Association for the Study of Pain) è: “Un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a un danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di tale danno”.
Già dalla definizione si riesce ad intuire quanto sia una condizione complessa e come coinvolga diverse sfere della persona. Innanzitutto si parla di esperienza, quindi ci da l’idea di essere qualcosa che si apprende nel corso della vita, e che coinvolge i sensi e le emozioni.
Quando avviciniamo la mano al fuoco percepiamo la sensazione di dolore e togliamo la mano, ma quel dolore è influenzato anche dal nostro stato emotivo e dalle esperienze passate.
Quindi se ci troviamo in un momento di maggior stress ed ansia o siamo in una situazione che ci provoca paura percepiremo quello stimolo come maggiormente doloroso. Questo è uno dei motivi per cui alcune persone sopportano il dolore meglio di altre.

E’ una sensazione spiacevole, ma vitale. Pensate a cosa succederebbe se nell’esempio del fuoco non percepissimo il dolore. E’ quindi funzionale per dirci che c’è qualcosa che non va e che dobbiamo prendercene cura.
La definizione poi dice che è associato ad un danno tissutale in atto o potenziale. Ciò vuol dire che nella zona dove sentiamo il dolore ci può essere una lesione (uno strappo muscolare, un legamento rotto, un ernia, una frattura) oppure questo danno si può essere risolto, ma noi continuiamo a percepire dolore.
Questo avviene perché il dolore viene elaborato dal nostro cervello e da alcune via nervose che possono continuare ad essere attive anche in assenza del danno. Questi sono solo alcuni dei complessi meccanismi del dolore.
Qual è il ruolo del fisioterapista in tutta questa complessità?
Innanzi tutto, per quanto detto prima, non possiamo pensare che il trattamento sia uguale per tutti o pensato per una patologia. Viene fatta una valutazione fisioterapica per capire quale sia l’origine dei sintomi e quindi capire se c’è una struttura che si è lesionata o che “funziona male” o se il problema sia di altro genere.
Infatti un dolore nel nostro corpo può essere percepito o perché c’è qualcosa di “rotto” o perché qualcosa funziona male. Molte problematiche del ginocchio sono state correlate ad una perdita di forza nella muscolatura dell’anca, lombalgie ad una diminuzione della forza e della funzionalità della muscolatura del bacino o del tronco, il controllo motorio e l’esercizio sono stati dimostrati essere benefici nella cura del dolore.
La letteratura scientifica ha dimostrato come si possa agire sul dolore, anche senza assumere farmaci, attraverso delle tecniche fisioterapiche. Alcune più semplici e conosciute come il massaggio, la mobilizzazione o la manipolazione articolare. Ma anche andando a modificare eventuali scompensi di forze muscolari. Il fisioterapista è in grado di trattare le fasce che avvolgono i muscoli, ma anche i nervi o contribuire a modificare l’elaborazione del dolore da parte del sistema nervoso centrale.
E’ necessario quindi prendersi cura della persona in tutta la sua interezza tenendo conto dei suoi disturbi meccanici, ma anche della sfera psico-sociale; questo significa tener conto di tutti quei fattori, presenti o passati, che a livello emotivo e relazionale potrebbero influire sul dolore.
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